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Come oscurare il codice fiscale prima di usare l'IA

· Scritto e aggiornato da Nonimo

Per oscurare il codice fiscale prima di incollare un testo in un’IA, si sostituiscono i 16 caratteri con un’etichetta che non dice più niente della persona:

Codice fiscale: RSSMRA85B71Y512C   →   Codice fiscale: [CODICE_FISCALE_1]

Oscura il codice fiscale in pochi secondi →

L’assistente capisce ancora la domanda, perché sa che in quel punto c’era un codice fiscale. Non sa più di chi fosse, e non può leggerci dentro quello che il codice racconta.

E il codice fiscale racconta molto. Nelle sue lettere e nei suoi numeri ci sono le consonanti del cognome e del nome, l’anno, il mese e il giorno di nascita, il sesso e il comune in cui la persona è nata, o lo Stato estero. Togliere il nome e lasciare il codice vuol dire lasciare quasi tutta l’anagrafica.

C’è poi un paradosso che chi lavora in uno studio conosce bene. Il codice fiscale non è un segreto: è stampato sulla tessera sanitaria, compare nelle fatture, si ricalcola in un attimo partendo dai dati anagrafici. Il Garante lo ha scritto nero su bianco, ed è proprio questa la ragione per cui non deve viaggiare.

La buona notizia è che oscurarlo costa pochissimo. Una domanda all’IA su un 730, una busta paga o un contratto di locazione non ha quasi mai bisogno del codice: ha bisogno degli importi, delle date, della norma o della clausola.

In questa guida vediamo come oscurarlo forma per forma, che cosa ne dicono il Garante e il GDPR, e dove si nasconde nelle carte di uno studio. L’elenco completo dei dati da togliere è nella nostra guida su quali dati anonimizzare in un documento.

Come si oscura il codice fiscale: le forme che il motore riconosce

Lo stesso codice si scrive in tanti modi diversi. Dopo «Codice fiscale», dopo «C.F.», in maiuscolo o in minuscolo, dentro una frase o da solo in fondo a una riga. Un oscuramento che riconosce una sola scrittura lascia passare le altre.

Ecco che cosa fa Nonimo con le forme che si incontrano davvero nei documenti di uno studio. Ogni riga è stata passata nel motore il 1° ottobre 2026, con un codice inventato.

quello che c’è nel tuo testoquello che arriva all’IA
Codice fiscale: RSSMRA85B71Y512CCodice fiscale: [CODICE_FISCALE_1]
C.F. RSSMRA85B71Y512CC.F. [CODICE_FISCALE_1]
Cod. fisc.: RSSMRA85B71Y512CCod. fisc.: [CODICE_FISCALE_1]
CF: RSSMRA85B71Y512CCF: [CODICE_FISCALE_1]
Tessera sanitaria: RSSMRA85B71Y512CTessera sanitaria: [CODICE_FISCALE_1]
Il codice fiscale della cliente è RSSMRA85B71Y512C.Il codice fiscale della cliente è [CODICE_FISCALE_1].
rssmra85b71y512c[CODICE_FISCALE_1]
Codice fiscale: RSSMRA85B71Y51NRCodice fiscale: [CODICE_FISCALE_1]

Misurato con il motore di Nonimo il 1° ottobre 2026. L’ultima riga è la variante per omocodia dello stesso codice inventato.

Il codice sparisce, il resto del testo resta com’era. È questo che permette all’assistente di rispondere: la frase mantiene la sua struttura, e l’etichetta dice di che tipo di dato si trattava.

Un estratto di dichiarazione, prima e dopo

Su un estratto di dichiarazione dei redditi il risultato è questo. Il testo di partenza:

Cliente: Maria Rossi
Codice fiscale: RSSMRA85B71Y512C
Reddito complessivo 2025: 38.420 euro
Domanda: posso detrarre le spese per l'asilo nido?

E quello che arriva all’assistente:

Cliente: [PERSONA_1]
Codice fiscale: [CODICE_FISCALE_1]
Reddito complessivo 2025: 38.420 euro
Domanda: posso detrarre le spese per l'asilo nido?

I dati di questo esempio non sono di nessuno: il codice fiscale indica come data di nascita il 31 febbraio e come comune il codice Y512, che non compare nell’archivio dei comuni dell’ANPR.

Nome e codice sono stati sostituiti, reddito e domanda sono rimasti al loro posto perché servono alla risposta. È l’equilibrio che cerca lo studio del commercialista quando vuole un parere veloce senza esporre il cliente.

Stessa persona, stessa etichetta

Un fascicolo cita spesso più codici fiscali, o lo stesso codice in più punti. Ogni codice riceve la sua etichetta e la conserva in tutto il testo:

Codice fiscale: [CODICE_FISCALE_1]
Codice fiscale del coniuge: [CODICE_FISCALE_2]
Ripeto il C.F. [CODICE_FISCALE_1]

La prima e la terza riga contengono lo stesso codice e portano la stessa etichetta; il coniuge ne riceve un’altra. L’assistente segue chi è chi senza vedere un solo carattere del codice, e la sua risposta resta utilizzabile.

Che cosa racconta un codice fiscale

L’Agenzia delle Entrate spiega la composizione del codice in una scheda di una pagina. Sedici caratteri alfanumerici: le prime tre lettere vengono dalle consonanti del cognome, le seconde tre da quelle del nome (se il nome ne ha più di tre, la prima, la terza e la quarta). Quando le consonanti non bastano si aggiungono le vocali, ed è per questo che Maria diventa MRA. Poi due cifre per l’anno di nascita, una lettera per il mese, due cifre per il giorno, aumentato di 40 per le donne.

Seguono quattro caratteri per il luogo di nascita e un’ultima lettera di controllo, calcolata dall’Anagrafe Tributaria. Leggiamo il codice inventato di questa pagina, RSSMRA85B71Y512C, con la regola dell’Agenzia.

caratterinell’esempioche cosa rivela
1 a 3RSSdal cognome
4 a 6MRAdal nome
7 e 885l’anno di nascita
9Bil mese di nascita, febbraio
10 e 1171il giorno, 31, più 40: è una donna
12 a 15Y512il comune di nascita
16Cil carattere di controllo

Struttura secondo l’Agenzia delle Entrate; codice inventato, che non può appartenere a nessuno.

Il codice dell’esempio è costruito apposta per non poter essere di nessuno. Il 31 febbraio non esiste, e nell’archivio storico dei comuni dell’ANPR nessun codice comincia con la lettera Y. Il carattere di controllo invece è giusto, ed è quello che conta per il motore: un codice vero, nella forma, è identico a questo.

Togliere il nome da un documento e lasciarci il codice fiscale vuol dire conservare una scheda anagrafica in miniatura. In uno studio piccolo, una cliente nata nel 1985 in un certo comune si riconosce senza fatica. Per questo il codice va sempre via, anche quando il nome è già stato sostituito, come spiega la pagina sui dati pseudonimizzati.

Un codice che accompagna la persona per tutta la vita

Il codice fiscale arriva presto. L’Agenzia spiega che ai neonati lo attribuisce il Comune al momento della prima iscrizione nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, e poi arriva a casa la prima tessera sanitaria. Da quel giorno il codice segue la persona in ogni rapporto con fisco, sanità, scuola e previdenza.

Una password si cambia in un minuto, una carta di pagamento si blocca e si rifà. Il codice fiscale non è fatto per essere sostituito, perché descrive la persona stessa. Quello che parte in un testo resta legato a lei, ed è per questo che conviene farlo viaggiare solo come etichetta.

Il carattere di controllo e l’omocodia

L’ultima lettera non dice niente della persona, ma per l’oscuramento è preziosa. È calcolata sugli altri quindici caratteri, quindi una sequenza qualsiasi di lettere e cifre raramente la indovina. Un programma può riconoscere un codice fiscale con un calcolo, e non solo perché gli somiglia.

16
caratteri alfanumerici del codice fiscale di una persona fisica. Agenzia delle Entrate

C’è poi il caso dell’omocodia, che l’Agenzia spiega nelle sue domande frequenti: quando due persone hanno dati anagrafici che generano lo stesso codice, a ciascuna ne viene attribuito uno nuovo, calcolato a partire da quello generato. Sono codici veri a tutti gli effetti, ed è per questo che la variante per omocodia compare nella tabella più sopra, sostituita come le altre.

Perché il codice fiscale non è un segreto, e proprio per questo va tolto

Il 22 luglio 2021 il Garante ha sanzionato il Comune di Napoli anche per una maschera di ricerca pubblicata sul sito istituzionale. Bastava inserire un codice fiscale, senza alcuna identificazione dell’utente, per vedere la posizione in graduatoria di chi aveva chiesto un contributo per l’affitto: nome, indirizzo, importo del canone e somma erogabile, oppure il motivo dell’esclusione.

Nel provvedimento c’è la frase che riassume tutto. Il codice fiscale viene descritto come un’«informazione facilmente ricavabile da chiunque conoscendo la data e il luogo di nascita di una persona fisica». Un dato che chiunque può ricalcolare non protegge niente quando è usato come chiave: apre la porta a tutto quello che c’è dietro.

4.053persone ammesse al contributo, consultabili
786persone escluse, con il motivo
40.000 €la sanzione al Comune
Garante, provvedimento del 22 luglio 2021 [9696764], Comune di Napoli

Il caso non riguarda l’intelligenza artificiale, ma spiega bene il punto. Un codice fiscale incollato in una chat collega il testo a una persona precisa, e la collega a tutti i suoi rapporti con fisco, sanità e previdenza. Per un Comune che usa l’IA sui dati dei cittadini la questione si pone ogni giorno, e la affrontiamo nella guida su l’intelligenza artificiale nei Comuni.

Il codice fiscale inverso: il calcolo che chiunque può rifare

Basta una ricerca per trovare molti siti che calcolano un codice fiscale partendo da nome, cognome, data e comune di nascita, e altri che fanno il calcolo inverso, dal codice ai dati anagrafici. L’Agenzia avverte che l’unico codice valido è quello rilasciato da lei, «e mai quello generato mediante software», e ricorda che in caso di omocodia attribuisce un codice nuovo, diverso da quello che il calcolo darebbe.

Per chi deve proteggere un cliente, però, conta l’altra faccia della medaglia. Se il codice si ricostruisce dai dati anagrafici, allora vale anche il contrario: dal codice si risale ai dati anagrafici. Ecco perché il codice fiscale, in un testo che lascia lo studio, pesa quasi quanto il nome.

Le linee guida del 2014 parlano già di oscuramento

La parola che usiamo in questa pagina non l’abbiamo inventata noi. Nelle linee guida sulla pubblicazione di dati personali sul web da parte dei soggetti pubblici, provvedimento n. 243 del 15 maggio 2014, il Garante scrive che le dichiarazioni dei redditi dei titolari di incarichi politici, quando vanno pubblicate, vanno messe online «previo però oscuramento» delle informazioni non pertinenti, e fra gli esempi cita proprio il codice fiscale.

Le stesse linee guida, parlando degli atti che concedono contributi e benefici economici, aggiungono che non risulta giustificato diffondere dati come l’indirizzo di residenza, le coordinate bancarie e «il codice fiscale di persone fisiche». Era un testo pensato per i siti delle amministrazioni, ma la logica è identica per un assistente di IA: il codice esce solo se serve davvero, e quasi mai serve.

Il codice fiscale per il GDPR e per il Garante

Per il GDPR non ci sono dubbi. L’articolo 4 definisce dato personale qualsiasi informazione su una persona identificata o identificabile, anche indirettamente, e cita fra gli esempi di identificativo proprio un numero di identificazione. Il Garante, nella scheda «Cosa intendiamo per dati personali», fa l’esempio italiano per eccellenza: il codice fiscale, accanto all’indirizzo IP e alla targa.

L’articolo 87 del regolamento aggiunge un tassello. Ogni Stato può precisare le condizioni per trattare un numero di identificazione nazionale o qualsiasi altro mezzo d’identificazione d’uso generale, che va usato soltanto in presenza di garanzie adeguate. Il codice fiscale ne è l’esempio italiano più evidente: l’Agenzia lo presenta come «lo strumento di identificazione delle persone fisiche» in tutti i rapporti con gli enti e le amministrazioni pubbliche.

Chi riceve RSSMRA85B71Y512C

Sa che è una donna nata nel 1985, conosce giorno, mese e comune di nascita e ha in mano la chiave che la collega a fisco, sanità e previdenza.

Chi riceve [CODICE_FISCALE_1]

Sa che in quel punto del testo c'era un codice fiscale. Nient'altro.

Che cosa trasmette il codice fiscale e che cosa trasmette l'etichetta. Lettura secondo la regola dell'Agenzia delle Entrate, su un codice inventato.

Il quadro generale del regolamento applicato agli assistenti è nella guida su GDPR e intelligenza artificiale. E quando il codice fiscale accompagna un dato sanitario o l’iscrizione a un sindacato, entra in gioco il regime più severo descritto nella pagina sui dati sensibili nel GDPR.

Dove si nasconde il codice fiscale nelle carte di uno studio

Il codice fiscale compare in molti più documenti di quanto si pensi, e spesso più volte nello stesso documento: nel frontespizio, in un riquadro, in una nota a piè di pagina. Prima di incollare un testo conviene sapere dove cercarlo.

documentodove compare di solito il codice fiscale
730 e modello Redditinel frontespizio e nel prospetto dei familiari a carico
Certificazione Unicanei dati del sostituto e del percipiente
busta paganell’intestazione con i dati del dipendente
fattura elettronicanei dati del cliente, quando è una persona fisica
F24nella sezione del contribuente
tessera sanitaria e ricettesul fronte della tessera, nell’intestazione della ricetta
contratto di locazione, visuranei dati delle parti e dei titolari

Elenco costruito sui documenti che uno studio maneggia di solito; la disposizione cambia da un programma all’altro.

Un caso frequente è la catena di email. Un cliente inoltra il messaggio del suo consulente del lavoro, con una tabella allegata, e il codice fiscale di un dipendente finisce in mezzo a una frase. È esattamente la forma «Il codice fiscale della cliente è …» che la tabella iniziale mostra oscurata.

La tessera sanitaria e i referti

L’Agenzia ricorda che la tessera sanitaria, rilasciata a chi è iscritto al Servizio sanitario nazionale, contiene anche il codice fiscale. Ecco perché il codice compare sulle ricette, nei documenti delle visite e in molti referti, spesso con l’etichetta «Tessera sanitaria» invece di «Codice fiscale».

Anche questa forma è nella tabella iniziale, sostituita come le altre. Per uno studio medico la regola è la stessa che vale per la busta paga: diagnosi, terapia e date servono alla domanda, il codice quasi mai. Il resto delle voci da togliere da un referto è nella guida su referti medici e intelligenza artificiale.

La scansione di un documento d’identità

Rimane il codice che non è testo: la foto di una tessera, una carta d’identità scansionata, un PDF fatto di immagini. Qui la strada più pulita è copiare nella domanda solo le parti utili del documento, invece di allegare l’immagine intera. Per la patente c’è una guida a parte su come preparare la copia. Che cosa resta di una foto caricata in chat, e per quanto, è nella guida sulle foto caricate negli assistenti.

Se il file deve partire così com’è, usa la funzione di oscuramento del tuo programma, quella che elimina il contenuto invece di coprirlo con un rettangolo. I passaggi e la verifica finale sono nella guida su come oscurare un PDF.

Che cosa serve davvero all’IA, e che cosa no

Prima di oscurare, una domanda aiuta a decidere: di che cosa ha bisogno l’assistente per rispondere? Nella maggior parte delle richieste di uno studio la risposta non passa dal codice fiscale. Passa da importi, date, una norma, un contratto collettivo o una clausola.

la tua domandache cosa serve all’IAil codice fiscale
questa spesa è detraibile nel 730?il tipo di spesa, l’importo, l’annoinutile
il calcolo del TFR è corretto?retribuzione, anzianità, contratto applicatoinutile
che cosa dice questa clausola di locazione?il testo della clausolainutile
perché lo SdI ha scartato la fattura elettronica?il messaggio di errore, il campo coinvoltobasta un’etichetta
scrivi una lettera all’ufficiooggetto, date, contestobasta un’etichetta

Griglia di questa guida, costruita sulle richieste più comuni di uno studio.

Le ultime due righe sono le più interessanti. In una lettera o nell’analisi di uno scarto il testo deve mostrare che in quel punto c’è un codice, e l’etichetta [CODICE_FISCALE_1] lo mostra benissimo. Quando la risposta torna, rimetti il codice vero nel tuo gestionale, dove deve stare. Se il codice è già finito in una chat, la guida su eliminare la cronologia di ChatGPT spiega dove può essere rimasto anche dopo averla cancellata.

C’è un solo caso in cui il codice sembra servire davvero: quando la domanda è se il codice stesso sia corretto. Anche lì l’IA non è lo strumento giusto. L’Agenzia mette a disposizione un servizio di verifica che controlla la validità del codice e la sua corrispondenza con i dati anagrafici, e che gli enti possono integrare nei propri sistemi, anche per i codici nati da un’omocodia.

Lo stesso ragionamento vale per gli estratti. Un elenco clienti esportato per un’analisi conserva tutto il suo valore senza la colonna dei codici fiscali: toglila alla fonte, come spiega la guida su come anonimizzare un file CSV. E se alleghi un documento intero, ricordati delle proprietà del file, che possono portare il nome del cliente; la guida su come rimuovere i metadati da Word e PDF spiega come svuotarle.

Il Garante e l’intelligenza artificiale generativa

L’Italia ha un rapporto particolare con questo tema. Il 30 marzo 2023 il Garante ha disposto, «con effetto immediato», la limitazione provvisoria del trattamento dei dati degli utenti italiani nei confronti di OpenAI, e ha aperto un’istruttoria. Da allora l’attenzione al modo in cui gli assistenti trattano i dati, nel nostro Paese, è rimasta alta.

Nel provvedimento, come riassume il comunicato del 31 marzo, l’Autorità rilevava fra l’altro «l’assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali» per addestrare gli algoritmi. La vicenda riguardava il fornitore e non chi usa il servizio, ma ha lasciato a tutti un’abitudine sana: chiedersi che cosa succede ai dati che si scrivono in una chat.

Per chi lavora in uno studio la lezione pratica è semplice. Se contiene dati personali, quello che scrivi nella finestra di un assistente è un trattamento, con tutte le regole del GDPR. Meno dati personali ci metti, meno rischi ti porti dietro. Il codice fiscale è il primo candidato da togliere: occupa sedici caratteri e quasi mai serve alla risposta.

Che cosa fanno i diversi servizi con i testi che ricevono, e quali impostazioni conviene attivare, è spiegato nella guida su ChatGPT e la privacy. Il segreto professionale, che per avvocati e commercialisti aggiunge un vincolo in più, è trattato a parte nella guida su ChatGPT e segreto professionale.

La legge 132/2025 e l’informativa al cliente

Dal 10 ottobre 2025 c’è anche una regola tutta italiana. L’articolo 13, comma 2, della legge 132/2025 stabilisce che le informazioni sui sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dal professionista siano comunicate al cliente «con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo».

13
l'articolo della legge 132/2025 che chiede al professionista di informare il cliente sui sistemi di IA che usa. Normattiva

Scrivere nell’informativa che i dati identificativi, a cominciare dal codice fiscale, vengono oscurati prima di ogni invio a un assistente è un argomento semplice e rassicurante per il cliente. Come impostare quel documento lo spiega la guida sull’informativa sull’intelligenza artificiale ai clienti.

Pseudonimizzare, non anonimizzare: è quello che ti serve

Nel linguaggio di tutti i giorni si dice «anonimizzare» per tutto. Il GDPR distingue invece due operazioni. L’anonimizzazione rende impossibile risalire alla persona, in modo irreversibile. La pseudonimizzazione, come la definisce l’articolo 4 del regolamento, ripreso nella pagina tematica del Garante, fa sì che i dati non possano più essere attribuiti a un interessato specifico senza informazioni aggiuntive conservate separatamente.

anonimizzazionepseudonimizzazione
si può risalire alla personanosì, con la corrispondenza
resta un dato personaleno, se il procedimento reggesì, per chi ha la corrispondenza
che cosa diventa un codice fiscalesparisce in un dato aggregatoun’etichetta come [CODICE_FISCALE_1]

Pseudonimizzazione secondo la definizione dell’articolo 4 del GDPR riportata dal Garante; anonimizzazione secondo il considerando 26 del regolamento.

Sostituire il codice fiscale con [CODICE_FISCALE_1] è una pseudonimizzazione, ed è esattamente quello che ti serve. Tu conservi la corrispondenza, l’assistente riceve solo l’etichetta, e quando la risposta torna sai a quale cliente si riferisce. Il testo resta un dato personale per te, che hai la chiave: cambia il vocabolario, non il lavoro.

Il Garante dedica alla pseudonimizzazione una pagina tematica, che raccoglie anche le linee guida 1/2025 del comitato che riunisce le autorità di protezione dei dati. Le ragioni tecniche delle nostre scelte sono nella pagina sulla sicurezza di Nonimo.

Con l’applicazione, la corrispondenza resta sul tuo computer

Nell’applicazione la corrispondenza fra l’etichetta e il codice vero resta sul tuo computer, cifrata. È lei che permette di ritrovare il codice nella risposta, e non parte mai insieme al testo. Per un fascicolo delicato è la strada da preferire: nulla esce dalla tua macchina prima della sostituzione.

Oscurare il codice fiscale a mano, in Word ed Excel

Per un documento ogni tanto basta farlo a mano. L’importante è seguire un ordine, perché l’errore tipico non è dimenticare il codice principale, ma quello del coniuge, quello in una nota o quello nel secondo foglio di una cartella di lavoro.

  1. Parti dal testo. Copia in un editor di testo semplice quello che vuoi inviare. Così vedi tutto quello che partirà, senza impaginazione che nasconda qualcosa.
  2. Cerca le etichette. Cerca «codice fiscale», «C.F.», «cod. fisc.» e «tessera sanitaria». Ogni risultato è una riga da sistemare.
  3. Cerca la forma. Sedici caratteri, sei lettere, due cifre, una lettera, due cifre, una lettera, tre cifre e una lettera finale: scorri le sequenze così, ricordando che con l’omocodia alcune cifre diventano lettere.
  4. Sostituisci, non cancellare. Scrivi [CODICE_FISCALE_1], [CODICE_FISCALE_2] al posto di ogni codice, sempre la stessa etichetta per la stessa persona.
  5. Annota la corrispondenza. Tienila in un file che resta sul tuo computer, e cancellala quando la pratica è chiusa.

Il quinto punto è quello che trasforma una semplice cancellazione in una pseudonimizzazione utile: rileggi la risposta dell’assistente sapendo di chi parla.

Prima di inviare, rifai una ricerca veloce su «codice fiscale» e «C.F.» nel testo finale. Se trova solo etichette, il lavoro è fatto. Bastano dieci secondi, ed è questa verifica che recupera il codice ricopiato nella firma di un’email o in una nota, dove nessuno pensa di guardare. In un Word, poi, un codice cancellato con il rilevamento acceso resta nel file finché la revisione non viene accettata: conviene chiudere revisioni e commenti prima di cercare.

Una colonna di codici fiscali in Excel

Per un elenco clienti o un estratto paghe non serve lavorare riga per riga. Aggiungi una colonna con la formula ="[CODICE_FISCALE_"&RIF.RIGA()-1&"]", che crea un’etichetta diversa per ogni riga. Poi incollala come valori ed elimina la colonna originale.

Non limitarti a nascondere la colonna: una colonna nascosta resta nel file e parte con lui. La guida su come anonimizzare un file Excel mostra dove si annidano i dati che lo schermo non mostra, e quella sul documento Word fa lo stesso per il programma di videoscrittura.

Gli altri dati che viaggiano con il codice fiscale

Il codice fiscale arriva raramente da solo. Dove c’è lui, quasi sempre ci sono anche un nome, un indirizzo, un’email e spesso un IBAN. Oscurare il codice e lasciare il resto avrebbe poco senso.

Nonimo tratta questi dati nello stesso passaggio. Ogni categoria riceve la sua etichetta, e ogni persona conserva la propria in tutto il testo:

nel tuo testoquello che arriva all’IA
Cliente: Maria RossiCliente: [PERSONA_1]
Codice fiscale: RSSMRA85B71Y512CCodice fiscale: [CODICE_FISCALE_1]
Email: x@example.comEmail: [EMAIL_1]

Misurato con il motore di Nonimo il 1° ottobre 2026, su dati inventati.

Restano i dettagli di contesto: il ruolo, l’azienda, la data esatta di un fatto, un importo fuori dal comune. Questi non si riconoscono dalla forma e si valutano caso per caso. La regola è semplice: tieni quello che serve alla risposta e generalizza il resto. Che cosa viaggia dentro un allegato, oltre alle parole, è spiegato nella guida sui documenti caricati in ChatGPT.

Quando l’oscuramento diventa un’abitudine di tutto lo studio

Il metodo manuale è un buon inizio. Diventa fragile quando più persone inviano testi a più assistenti, nei giorni più carichi, quelli delle scadenze dichiarative: un passaggio saltato non produce nessun errore visibile, ed è proprio per questo che si salta.

a manocon Nonimo
chi oscurachi scrive, ogni voltal’applicazione o l’estensione
quandoquando ci si ricordacon l’estensione, a ogni testo incollato nella chat
che cosa vede chi dirige lo studionienteun report mensile per categoria

Lì entra in gioco uno strumento. L’applicazione per Mac e per Windows sostituisce il codice fiscale, i nomi e gli altri identificativi sul tuo computer, prima che il testo parta. Per uno studio o un’azienda, l’estensione del browser installata dal reparto informatico fa lo stesso lavoro direttamente nella finestra dell’assistente. I dettagli sono nella pagina per le organizzazioni.

Il bisogno è lo stesso in tutte le professioni che maneggiano codici fiscali ogni giorno: commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, notai, agenzie immobiliari, uffici comunali. Cambiano i documenti, non il gesto. Per chi lavora sugli atti, la pagina dedicata agli studi legali mostra come si inserisce nel lavoro di tutti i giorni.

Che cosa vede chi guida lo studio

Per chi guida lo studio, il pannello di conformità riceve conteggi per categoria, mai il testo, e ne ricava un report mensile di una pagina. Sai quanti identificativi sono stati sostituiti nel mese senza che nessuno debba rileggere i messaggi dei colleghi.

Il modo più rapido per farsi un’idea resta provare su un testo inventato: il pulsante in cima a questa pagina porta allo strumento, che restituisce il testo con il codice fiscale sostituito.


Nonimo è il software che oscura codice fiscale, nomi e IBAN prima che il testo arrivi a ChatGPT. Senza account, e per i fascicoli delicati l’applicazione lavora sul tuo computer.

Fonti

Domande frequenti

Come si oscura il codice fiscale prima di incollare un testo nell'IA?

Sostituendo i 16 caratteri con un'etichetta: «Codice fiscale: RSSMRA85B71Y512C» diventa «Codice fiscale: [CODICE_FISCALE_1]». L'assistente capisce che lì c'era un codice fiscale, ma non riceve più quello che il codice contiene: le consonanti di cognome e nome, il sesso, la data e il comune di nascita.

Perché il codice fiscale va tolto se non è un dato segreto?

Proprio perché non è segreto. Nel provvedimento sul Comune di Napoli del 22 luglio 2021 il Garante lo definisce un'informazione facilmente ricavabile da chiunque conosca data e luogo di nascita. È una chiave che collega una persona a tutti i suoi rapporti con la pubblica amministrazione.

Il codice fiscale è un dato personale per il GDPR?

Sì. Il Garante lo cita come primo esempio di dato che permette l'identificazione indiretta, accanto all'indirizzo IP e alla targa. L'articolo 4 del GDPR include espressamente fra gli identificativi un numero di identificazione.

Quali scritture del codice fiscale riconosce Nonimo?

Nelle nostre prove del 1° ottobre 2026 il codice è stato sostituito dopo «Codice fiscale», «C.F.», «Cod. fisc.», «CF» e «Tessera sanitaria», dentro una frase, da solo su una riga, in minuscolo e anche nella variante rideterminata per omocodia.

Oscurare il codice fiscale significa anonimizzare il documento?

No, significa pseudonimizzarlo, ed è proprio quello che serve. La corrispondenza fra etichetta e codice la tieni tu, l'assistente riceve solo l'etichetta e la risposta resta riferibile al cliente giusto. Il testo resta un dato personale per chi conserva la corrispondenza.

Dove si trova il codice fiscale nei documenti di uno studio?

Quasi ovunque: nel frontespizio del 730 e del modello Redditi, nella Certificazione Unica, nella busta paga, nella fattura elettronica, nell'F24, nella tessera sanitaria, nei contratti di locazione e nelle visure. Spesso compare più volte nello stesso documento.

Il professionista deve dire al cliente che usa l'intelligenza artificiale?

Sì. L'articolo 13, comma 2, della legge 132/2025 chiede che le informazioni sui sistemi di IA usati dal professionista siano comunicate al cliente con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo. Oscurare il codice fiscale prima dell'invio è una buona pratica da indicare in quell'informativa.

Come si oscura una colonna di codici fiscali in Excel?

Con una colonna nuova e la formula ="[CODICE_FISCALE_"&RIF.RIGA()-1&"]", che dà un'etichetta diversa per ogni riga. Poi incolla come valori ed elimina la colonna originale: nasconderla non basta, perché resta nel file.