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Referti medici e intelligenza artificiale: cosa non far uscire

· Aggiornato il · Scritto e aggiornato da Joaquín Trapero, Nonimo

Puoi usare l’intelligenza artificiale per impostare un referto, una lettera al collega o il riassunto di una cartella, ma il paziente non deve arrivarci riconoscibile. Prima di incollare vanno via il nome, il codice fiscale, il numero della tessera sanitaria, i recapiti, i numeri di cartella e la data di nascita. E va via anche quello che sembra innocuo, come il codice di esenzione, che da solo racconta la diagnosi.

La parte clinica, cioè il quesito, la diagnosi e la terapia, può restare, a condizione che da quel testo non si risalga alla persona. Il Garante privacy ha dato l’allarme sui referti caricati nelle piattaforme di IA generativa il 30 luglio 2025, pensando ai pazienti. Per il medico, che quei dati li custodisce per conto di qualcun altro, il ragionamento pesa ancora di più.

Qui trovi in fila le norme che contano in uno studio italiano, la lista dei dati da togliere e un esempio vero, prima e dopo, con quello che uno strumento copre e quello che resta a te. Chi preferisce vedere subito il gesto trova la sequenza completa di un messaggio nella pagina iniziale.

Referti medici e intelligenza artificiale: la risposta breve

La regola pratica sta in una riga: all’assistente può arrivare il caso, non la persona. Un chatbot generalista non sa che cosa sia il segreto professionale, non ha firmato niente con il tuo studio se lo usi con un account personale e conserva quello che riceve secondo regole sue. Quello che gli dai, quindi, deve essere un testo che non indichi nessuno.

Detto così sembra ovvio. Nella pratica di tutti i giorni, però, il paziente si nasconde in punti diversi dal nome: nell’intestazione, nel numero trascritto dalla tessera, nella riga dell’esenzione, nella data di un ricovero in un ospedale piccolo. Lo schema qui sotto separa quello che può partire da quello che resta nello studio.

Referti medici e intelligenza artificiale: che cosa può arrivare all'assistente e che cosa resta nello studio Due colonne. A sinistra ciò che può arrivare all'assistente: il quesito clinico, diagnosi e terapia senza chi le ha, i valori degli esami senza intestazione, età e sesso se servono, il testo da correggere. A destra ciò che resta nello studio: nome e firma, codice fiscale e tessera sanitaria, data di nascita e recapiti, numeri di cartella e di ricetta, codice di esenzione, reparto e date del ricovero. Può arrivare all'assistente il quesito clinico, riformulato diagnosi e terapia, senza chi le ha valori degli esami, senza intestazione età e sesso, se servono al quesito il testo da correggere o tradurre Resta nello studio nome, cognome e firma codice fiscale e tessera sanitaria data di nascita e recapiti numeri di cartella e di ricetta codice di esenzione reparto e date del ricovero
Il criterio di questa guida, ricavato dal GDPR, articolo 9 e considerando 35, e dal comunicato del Garante del 30 luglio 2025

Che cosa cambia passando dall’account personale a quello di lavoro, con lo stesso fornitore, lo trovi in un’altra guida: la differenza fra i due tipi di account. Qui conta un altro punto. Anche con il contratto giusto, all’assistente il nome del paziente non serve per fare il suo lavoro, e quello che non serve non deve uscire: è la minimizzazione chiesta dall’articolo 5 del GDPR, secondo cui i dati devono essere limitati a quanto necessario.

Quando togliere il nome non basta

Il nome è soltanto il primo pezzo. Una donna di sessantotto anni con una malattia rara, seguita nell’unico ambulatorio del paese, si riconosce anche senza cognome, e un chatbot che riceve il comune, il reparto e le date del ricovero ha in mano la stessa informazione. Prima di incollare, rileggi il testo chiedendoti se un vicino di casa capirebbe di chi si parla.

Questo controllo non lo fa nessun programma al posto tuo, perché dipende da quello che sai del paziente e del luogo. Uno strumento può togliere i dati che hanno una forma riconoscibile; il contesto che identifica una persona resta un giudizio clinico e umano, e va fatto ogni volta. Un testo senza nome ma con quel contesto non è anonimo, e per il GDPR resta un dato personale anche pseudonimizzato.

Dati sanitari e GDPR: perché un referto non è un documento qualsiasi

Il GDPR chiama dati relativi alla salute i dati personali attinenti alla salute fisica o mentale di una persona, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria, che rivelano informazioni sul suo stato di salute. È la definizione dell’articolo 4, punto 15. L’articolo 9 li colloca fra le categorie particolari e ne vieta il trattamento, salvo le eccezioni che elenca subito dopo. Basta poco a rientrarci: l’assenza per malattia segnata in un cedolino, anche senza diagnosi.

Per chi cura, l’eccezione è la lettera h) del paragrafo 2: medicina preventiva, diagnosi, assistenza e terapia. Il paragrafo 3 aggiunge la condizione che riguarda te da vicino, cioè che i dati siano trattati da un professionista soggetto al segreto professionale o sotto la sua responsabilità. In Italia l’articolo 2-septies del Codice privacy aggiunge le misure di garanzia del Garante e, al comma 8, un divieto secco: questi dati non possono essere diffusi.

Il numero della tessera è già un dato sanitario

C’è un passaggio del considerando 35 che in studio si dimentica spesso. Fra i dati relativi alla salute il regolamento include anche un numero, un simbolo o un elemento attribuito a una persona per identificarla in modo univoco a fini sanitari. Il numero di identificazione della tessera sanitaria, venti cifre stampate sul retro, è un numero di quel tipo anche quando non ha una diagnosi accanto.

La stessa tessera, del resto, ha sostituito il vecchio tesserino del codice fiscale, che quindi viaggia insieme a lei in ogni richiesta. Il numero di cartella clinica, il nosologico di un ricovero e il numero di ricetta elettronica funzionano allo stesso modo: sono chiavi che aprono il fascicolo di una persona in un sistema che qualcuno sa interrogare. Quello che un file trascina con sé, oltre alle righe visibili, è descritto nella pagina su cosa contiene un documento caricato.

La base giuridica della cura non si estende al fornitore

Con il provvedimento del 7 marzo 2019 il Garante ha chiarito che il professionista sanitario soggetto al segreto non deve più chiedere il consenso per i trattamenti necessari alla prestazione richiesta dal paziente, sia in uno studio sia in una struttura. Nello stesso testo ha precisato che i trattamenti legati alla cura solo in senso lato, e non strettamente necessari, richiedono un’altra base giuridica.

Il provvedimento non parla di intelligenza artificiale, e sarebbe scorretto fargli dire che incollare un referto in un chatbot è vietato. Il criterio che fissa, però, è stretto: necessario alla cura. È difficile sostenere che il nome del paziente sia necessario per sistemare la forma di una lettera. Tolto il nome, la domanda nemmeno si pone.

Segreto professionale medico e chatbot: codice penale e Codice deontologico

Il segreto professionale medico ha due fonti che vanno lette insieme. La prima è l’articolo 622 del codice penale, che colpisce la rivelazione del segreto professionale fatta senza giusta causa quando ne può venire un danno. La pena arriva a un anno di reclusione, in alternativa c’è una multa fra 30 e 516 euro, e per procedere serve la querela di chi è stato danneggiato.

La seconda è il Codice di deontologia medica della FNOMCeO, nel testo del 2014 con i suoi aggiornamenti. L’articolo 10 impone al medico di mantenere il segreto su tutto ciò di cui è a conoscenza in ragione della propria attività, anche dopo la morte del paziente, e di ricordarlo ai collaboratori. L’articolo 78, dedicato alle tecnologie informatiche, gli chiede di garantire la riservatezza e la pertinenza dei dati raccolti quando usa strumenti digitali.

Codice penale, articolo 622

Rivelazione senza giusta causa: reclusione fino a un anno o multa da 30 a 516 euro, a querela.

Codice deontologico, articolo 10

Segreto su tutto ciò che il medico conosce lavorando, anche dopo la morte del paziente.

Codice deontologico, articolo 78

Riservatezza e pertinenza dei dati quando si usano strumenti digitali.

Le fonti del segreto medico. Codice penale; FNOMCeO, Codice di deontologia medica 2014 e aggiornamenti

Una sentenza non c’è, e non serve aspettarla

Non ho trovato una sentenza italiana che dica se incollare un referto in un chatbot sia una rivelazione ai sensi dell’articolo 622. La domanda è aperta, e chi ti assicura che è certamente reato, o certamente lecito, va oltre il testo. Quello che il testo dice con chiarezza è che il segreto copre tutto ciò che conosci lavorando, non soltanto il nome.

Per questo la strada che regge è la più semplice: se dal testo non si capisce di chi si parla, non c’è nessun segreto da rivelare. Vale per il medico di famiglia come per lo specialista, l’odontoiatra o lo psicologo, che hanno ciascuno il proprio codice deontologico ma lo stesso articolo del codice penale sopra. Lo stesso ragionamento, visto dal lato di avvocati e commercialisti, è nella pagina dedicata a segreto professionale e ChatGPT.

Il nuovo Codice deontologico arriva nel 2027

Il 29 aprile 2026 la FNOMCeO ha insediato la Consulta deontologica che scriverà il nuovo Codice: trentotto componenti coordinati da Maurizio Grossi, con l’obiettivo di arrivare al testo nel 2027. L’intelligenza artificiale è il primo dei temi annunciati, insieme ai social, alle pseudoscienze e alla telemedicina. Fino ad allora vale il testo in vigore, che l’IA non la nomina ma il caso lo copre già.

Referti caricati nell’IA: l’allarme del Garante

Il comunicato del 30 luglio 2025 parte da un fatto: è sempre più diffusa l’abitudine di caricare analisi cliniche, radiografie e altri referti sulle piattaforme di IA generativa per chiedere interpretazioni e diagnosi. Il Garante vede due rischi, la perdita di controllo su dati di straordinaria importanza e le indicazioni sbagliate di sistemi che non sono stati messi a disposizione come dispositivi medici.

Il testo si rivolge agli utenti, cioè soprattutto ai pazienti, ma la verifica che suggerisce vale tale e quale per lo studio. Si tratta di leggere l’informativa del servizio per capire dove vanno a finire i dati caricati. Il Garante nota anche che molti servizi lasciano all’utente la scelta sulla sorte dei documenti, il che significa che la scelta, in studio, la stai facendo tu.

Referti caricati nell'intelligenza artificiale: le tre destinazioni che il Garante chiede di verificare Un riquadro a sinistra, il referto caricato, da cui partono tre frecce verso tre possibili destinazioni dei dati: cancellati subito dopo la richiesta, cancellati in un momento successivo, conservati dal gestore per addestrare i propri algoritmi. Referto caricato cancellato subito dopo la richiesta cancellato in un momento successivo conservato per addestrare gli algoritmi
Le tre possibilità da cercare nell'informativa del servizio. Garante privacy, comunicato del 30 luglio 2025

Per ChatGPT la risposta cambia da un piano all’altro, ed è ricostruita nella pagina su conservazione e addestramento in ChatGPT. Per gli altri assistenti ci sono le schede su Claude, Gemini e Copilot. Nessuna di queste risposte, però, rende superfluo togliere il paziente dal testo.

L’intervento umano qualificato non è un dettaglio

Lo stesso comunicato richiama il regolamento europeo sull’IA, all’articolo 14, e un parere del Consiglio superiore di sanità del 9 novembre 2021 sui sistemi di IA come supporto alla diagnostica. Il punto comune è l’intermediazione umana qualificata nell’elaborazione dei dati sanitari. Per chi firma un referto significa una cosa concreta: la risposta di un chatbot è una bozza da verificare, mai un parere da copiare.

Legge 132 del 2025: il paziente va informato, la decisione resta al medico

La 132 del 23 settembre 2025, cioè la legge italiana sull’IA, è applicabile dal 10 ottobre 2025. Uno dei suoi articoli riguarda la sanità. L’articolo 7 dice tre cose che pesano in studio. Al comma 3, che l’interessato ha diritto di essere informato sull’impiego di tecnologie di IA. Al comma 5, che i sistemi di IA sono un supporto a prevenzione, diagnosi, cura e scelta terapeutica e che la decisione è sempre rimessa agli esercenti la professione medica.

Al comma 6, infine, che i sistemi usati in sanità e i dati impiegati devono essere affidabili, verificati periodicamente e aggiornati. L’articolo 13, sulle professioni intellettuali, va nella stessa direzione: limita l’IA alle «attività strumentali e di supporto» e chiede di spiegare al destinatario della prestazione quali sistemi usi, «con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo».

Intelligenza artificiale in studio medico: le date da conoscere Una linea del tempo con cinque tappe: 30 luglio 2025, comunicato del Garante sui referti e l'IA; 10 ottobre 2025, la legge 132 diventa applicabile; 29 aprile 2026, insediamento della Consulta deontologica FNOMCeO; 26 maggio 2026, dati del Politecnico di Milano sull'uso dell'IA generativa fra i medici; 2027, nuovo Codice di deontologia medica atteso. 30 lug 2025 10 ott 2025 29 apr 2026 26 mag 2026 2027 Garante: referti e IA legge 132 in vigore Consulta FNOMCeO Politecnico: IA fra i medici nuovo Codice
Garante, legge 132 del 2025, FNOMCeO e Politecnico di Milano; il 2027 è la data annunciata, non ancora un testo

Che cosa scrivere nell’informativa dello studio

La legge non dice in che forma informare il paziente. Una frase nell’informativa che già consegni, che indichi quali strumenti di IA usi, per quali attività e che i dati identificativi vengono tolti prima dell’invio, è il minimo che si possa difendere. Scritta così, risponde anche all’articolo 13 senza costringerti a spiegare ogni volta a voce.

Se in studio lavorano segretarie, infermieri o sostituti, la stessa regola va messa per iscritto anche per loro, perché la lettera la scrive spesso chi ha meno tempo. Il modello di policy sull’IA per i dipendenti si adatta a uno studio medico con poche modifiche, e in ogni caso il Codice deontologico, all’articolo 10, ti chiede di informare i collaboratori del segreto.

I dati del paziente da togliere prima di usare l’IA

La lista che segue è costruita sui documenti che girano davvero in uno studio italiano: la lettera al collega, il referto ambulatoriale, la lettera di dimissione, il promemoria della ricetta dematerializzata. Per ogni dato c’è il punto in cui di solito compare, perché è lì che l’occhio salta quando si ha fretta.

DatoDove lo trovi di solito
nome e cognomeintestazione, «ti invio la signora…», firme
codice fiscaleintestazione, promemoria della ricetta, codice a barre
numero della tessera sanitariaretro della tessera, a volte trascritto nella richiesta
data e luogo di nascitaintestazione, formula «nata a … il …»
indirizzo, telefono, emailanagrafica, lettera di dimissione
numeri di cartella, nosologico e ricettalettera di dimissione, promemoria della ricetta
codice di esenzionericetta, impegnativa, scheda del gestionale

Fonte: classificazione di questa guida; tessera: Sistema Tessera Sanitaria, allegato tecnico.

La lista è incompleta per definizione. Un soprannome, il datore di lavoro in un certificato, la targa in un referto di pronto soccorso dopo un incidente: ogni studio ha i suoi casi. La regola di fondo resta quella dell’articolo 5 del GDPR, esce ciò che la domanda richiede e nient’altro, e chi vuole ragionarci per tipo di documento trova i criteri anche nella guida sull’IA nei Comuni.

Il codice di esenzione dice la diagnosi

Il dato più sottovalutato è il codice di esenzione per patologia. Sulla ricetta sembra una sigla amministrativa, ma è una diagnosi in tre cifre. Nell’elenco delle malattie croniche pubblicato dal Ministero della salute, che riprende l’allegato 8 del decreto sui livelli essenziali di assistenza del 2017, il 048 identifica i soggetti affetti da patologie neoplastiche maligne e da tumori di comportamento incerto.

CodiceChe cosa rivela
048patologie neoplastiche maligne e tumori di comportamento incerto
020infezione da HIV
014dipendenza da sostanze stupefacenti, psicotrope e da alcol
044psicosi, fra cui la depressione maggiore
013diabete mellito

Fonte: Ministero della salute, portale malattie rare, elenco alfabetico delle malattie croniche.

Due di queste righe ritornano identiche nella sezione successiva, fra i dati che la legge vuole nascosti perfino agli altri medici. Un 020 o un 014 lasciato in una lettera incollata nell’assistente fa uscire proprio quello che il fascicolo sanitario tiene coperto, e nessuno lo nota, perché a prima vista è un numero.

Le date e i luoghi che bastano da soli

L’altro gruppo sottovalutato sono le coordinate: la data di un ricovero, il reparto, l’ospedale, il comune. In una grande città valgono poco. In un paese di poche migliaia di abitanti, una degenza di una settimana in oncologia all’inizio di settembre può bastare a chiunque conosca la persona. Nel dubbio, trasforma le date in intervalli e l’ospedale nel tipo di struttura.

HIV, gravidanza, dipendenze: quello che il fascicolo nasconde anche ai medici

Il decreto del 7 settembre 2023 sul Fascicolo sanitario elettronico, all’articolo 6, individua i dati soggetti a maggiore tutela dell’anonimato. Sono i dati e i documenti che riguardano le persone sieropositive, le donne che si sottopongono a un’interruzione volontaria di gravidanza, le vittime di violenza sessuale o di pedofilia, le persone che fanno uso di sostanze stupefacenti, psicotrope e di alcol, le donne che decidono di partorire in anonimato, e i servizi dei consultori familiari.

6
categorie di dati che il Fascicolo sanitario elettronico rende visibili solo al paziente. DM 7 settembre 2023, articolo 6

Quei dati sono visibili solo all’assistito, che può decidere di mostrarli ad altri con un consenso esplicito, informato e specifico. Se il consenso manca e il documento non viene oscurato, ne risponde chi ha erogato la prestazione. È una scelta precisa: nemmeno il collega che consulta il fascicolo per curare deve vederli senza che il paziente lo abbia deciso.

Il paziente che ha oscurato un referto

L’articolo 9 dello stesso decreto dà a ogni assistito il diritto di oscurare dati e documenti del proprio fascicolo, anche online e con effetto immediato. L’oscuramento è fatto in modo che i medici abilitati non possano nemmeno sapere che quel documento esiste. Pensa a quel paziente nel momento in cui lo stesso referto, stampato o salvato nel gestionale, finisce incollato in un chatbot con il nome in chiaro.

Qui non serve interpretare: un documento che il paziente può far sparire perfino dal fascicolo non deve lasciare lo studio con l’intestazione. Per le categorie dell’articolo 6 la prudenza va oltre il nome: in un piccolo centro può bastare il dettaglio clinico. Quando un testo di questo tipo va rivisto, conviene lavorarci senza assistente, o riscriverlo da zero come caso astratto. Uno strumento come Nonimo non aiuta qui, e lo dichiara: toglie l’identità, non la sostanza clinica.

Referti medici e intelligenza artificiale: una lettera prima e dopo

Per rendere concreto il rapporto fra referti medici e intelligenza artificiale, ecco una lettera inventata fatta passare dal motore 0.2.8 di Nonimo, con etichette italiane. Nomi, codici e numeri sono inventati e non appartengono a nessuno.

PRIMA                                 DOPO (Nonimo 0.2.8)
Caro collega,                         Caro collega,
ti invio la signora Maria Rossi,      ti invio la signora [PERSONA_1],
nata il 14/05/1958,                   nata il [DATA_NASCITA_1],
codice fiscale RSSMRA58E54A944G,      codice fiscale [RIFERIMENTO_1],
residente in via Emilia 45, Bologna,  residente in [INDIRIZZO_1], Bologna,
tel. 051 6361111.                     tel. [TELEFONO_1].
Tessera sanitaria n.                  Tessera sanitaria n.
80380000500012345678.                 [RIFERIMENTO_2].
Esenzione ticket 048.                 Esenzione ticket 048.
Cartella clinica n. 2026/004512.      Cartella clinica n. [RIFERIMENTO_3].
Ricoverata dal 3 al 9 settembre       Ricoverata dal 3 al 9 settembre
in Oncologia per carcinoma duttale    in Oncologia per carcinoma duttale
della mammella sinistra, ora in       della mammella sinistra, ora in
terapia con letrozolo.                terapia con letrozolo.

Il motore ha sostituito sette dati, e nessuno in silenzio: in questo esempio ogni sostituzione compare sullo schermo con la sua ragione, e un clic rimette il valore originale se la domanda ne ha davvero bisogno. La stessa sostituzione, su tre documenti diversi da una lettera clinica, si vede nella demo registrata della pagina iniziale.

Restano leggibili l’esenzione 048, le date del ricovero, il reparto e, per scelta, la diagnosi e la terapia: il motore toglie chi è la paziente, non che cosa ha, e il 048 dice la diagnosi anche da solo, quindi lo togli tu. Quello che riconosce e quello che no è nella pagina sulla sicurezza.

ChatGPT per medici: che cosa usano davvero gli studi italiani

Il 26 maggio 2026 l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano ha pubblicato i dati sull’IA generativa fra i professionisti. L’ha usata nell’ultimo anno il 61 per cento dei medici di medicina generale, contro il 46 per cento dell’anno prima, e il 61 per cento degli specialisti, che un anno prima erano il 26. Fra gli infermieri si è passati dal 19 al 37 per cento.

Chi usa l'intelligenza artificiale generativa in sanità: 2025 e 2026 a confronto Barre orizzontali per tre gruppi. Medici di medicina generale: 46 per cento nel 2025 e 61 per cento nel 2026. Specialisti: 26 per cento nel 2025 e 61 per cento nel 2026. Infermieri: 19 per cento nel 2025 e 37 per cento nel 2026. Barre piene per il 2026, tratteggiate per il 2025. Medici di medicina generale Specialisti Infermieri 46% (2025) 61% (2026) 26% (2025) 61% (2026) 19% (2025) 37% (2026)
Professionisti che hanno usato l'IA generativa nell'ultimo anno. Osservatorio Sanità Digitale, Politecnico di Milano, 26 maggio 2026

Il dato che interessa questa guida, però, è un altro. Secondo lo stesso Osservatorio, nella quasi totalità dei casi si tratta di piattaforme generaliste, non progettate per l’uso sanitario. Il medico che imposta una lettera con l’IA lo fa, di norma, con lo stesso assistente che usa per scrivere una mail qualsiasi.

La versione per i medici esiste, ma non qui

Ad aprile 2026 OpenAI ha presentato ChatGPT for Clinicians, una versione pensata per il lavoro clinico, gratuita per i medici e gli altri clinici verificati. La pagina di assistenza italiana del servizio la descrive come riservata ai professionisti degli Stati Uniti. Per chi esercita in Italia, oggi, restano i piani generalisti, personali o aziendali, con le differenze che contano ricostruite nella guida sull’uso dell’IA nel rispetto del GDPR.

Se lo studio ha più medici o una segreteria, la scelta del piano va fatta una volta sola, per tutti, e scritta. Le differenze di responsabilità fra chi usa lo strumento e chi lo mette a disposizione sono nella guida sugli obblighi di chi usa l’IA secondo l’AI Act, che vale anche per uno studio associato.

Come si prepara un referto per l’assistente, in cinque passi

Questa è la sequenza che regge in un ambulatorio vero, dove la lettera si scrive fra un paziente e l’altro. Non richiede strumenti particolari; uno strumento, se c’è, accorcia i passi due e tre.

  1. Parti dalla domanda, non dal documento. Scrivi prima che cosa chiedi all’assistente: correggere la forma, riassumere, tradurre per un collega straniero. Spesso ti accorgi che basta incollare un paragrafo, non il referto intero.
  2. Togli l’intestazione intera. Nome, codice fiscale, tessera, data di nascita, indirizzo e recapiti stanno quasi sempre in cima: si tolgono in blocco, senza scegliere riga per riga.
  3. Cerca i codici che parlano. Esenzione, numero di cartella, nosologico, numero di ricetta, codice STP o ENI per chi non è iscritto al servizio sanitario. Sono numeri, e per questo sfuggono.
  4. Allarga date e luoghi. Il ricovero diventa una settimana a settembre, l’ospedale diventa un reparto di oncologia, il comune sparisce. La clinica resta intatta.
  5. Rileggi come un estraneo. Chiediti se una persona del posto capirebbe chi è il paziente. Se sì, togli ancora; se il testo rientra fra le categorie dell’articolo 6, valuta se usare l’assistente o no.

Quando la risposta torna, i dati veri li rimetti tu, nel gestionale o nel documento definitivo, mai nella conversazione. Se il passo due lo fa un’applicazione, quali dati riconosce da sola è elencato nella pagina iniziale. E la risposta va letta come una bozza: la decisione clinica, lo dice la legge 132, resta tua.

Che cosa fa Nonimo sui referti, e che cosa lascia a te

Nonimo si installa sul computer dello studio, con Mac o con Windows. Selezioni il testo o il file, premi un tasto, e i dati che identificano il paziente vengono sostituiti da etichette sul tuo computer, prima di arrivare all’assistente. Quando copi la risposta e ripeti il gesto, ogni etichetta riprende il suo dato. L’abbinamento resta cifrato in locale. Chi lo usa con regolarità chiede una licenza dalla pagina dedicata, senza account.

Se lo studio ha diverse postazioni, la gestione centralizzata è descritta nella pagina per le organizzazioni; il resto del giudizio, come si è visto, resta al medico.

Fonti

Tutte verificate il 23 settembre 2026.

Nonimo è il software che lo fa sul tuo computer: maschera i nomi dei clienti e i codici prima che il testo arrivi a ChatGPT . Senza account, e i dati dei tuoi clienti non escono dalla tua macchina.

Domande frequenti

Referti medici e intelligenza artificiale: posso usare ChatGPT per scriverli?

Sì, per impostare o rivedere il testo, purché il paziente non sia riconoscibile. Su referti medici e intelligenza artificiale il Garante è intervenuto il 30 luglio 2025, mettendo in guardia dal caricare esami e referti nelle piattaforme generative per il rischio di perdere il controllo dei dati. Prima di incollare vanno tolti nome, codice fiscale, tessera sanitaria, recapiti e codice di esenzione. Nonimo sostituisce gran parte di questi dati sul tuo computer; il resto si rilegge a mano.

Il numero della tessera sanitaria è un dato sanitario?

Può esserlo anche senza una diagnosi accanto. Il considerando 35 del GDPR mette fra i dati relativi alla salute un numero attribuito a una persona per identificarla in modo univoco a fini sanitari, e il numero della tessera, venti cifre sul retro, nasce esattamente per quello. Conviene trattarlo come la diagnosi. Con la 0.2.8, Nonimo lo sostituisce quando davanti c'è scritto «tessera sanitaria»; da solo, senza quella scritta, no.

Il codice di esenzione rivela la malattia del paziente?

Sì, e con precisione. Nell'elenco delle malattie croniche del Ministero della salute il 048 corrisponde alle patologie neoplastiche maligne, il 020 all'infezione da HIV e il 014 alla dipendenza da sostanze stupefacenti, psicotrope e da alcol. In una lettera incollata in un chatbot vale quanto la diagnosi scritta accanto al nome. Nella 0.2.8 Nonimo non tocca il codice di esenzione, quindi va cancellato a mano ogni volta.

Serve il consenso del paziente per usare l'IA con i suoi dati?

Per la cura vera e propria no: nel provvedimento del 7 marzo 2019 il Garante ha chiarito che il professionista sanitario non chiede il consenso per i trattamenti necessari alla prestazione. L'articolo 7 della legge 132 del 2025 riconosce però al paziente il diritto di essere informato sull'impiego dell'IA. Una frase nell'informativa dello studio è il minimo. Nonimo riduce quello che esce dallo studio, ma questo dovere resta tuo.

Incollare un referto in ChatGPT viola il segreto professionale?

Non ho trovato una sentenza italiana che lo abbia deciso. L'articolo 622 del codice penale sanziona chi divulga, senza una giusta causa, ciò che ha saputo esercitando la professione, e l'articolo 10 del Codice di deontologia medica estende il segreto a tutto ciò che il medico conosce lavorando. Se dal testo non si capisce di chi si parla, la domanda non si pone. Nonimo serve a questo: far partire il caso clinico senza la persona.

ChatGPT per i medici si può usare in Italia?

La versione dedicata no. ChatGPT for Clinicians, presentato da OpenAI ad aprile 2026, è descritto dalla stessa OpenAI come riservato ai clinici verificati negli Stati Uniti. Gli studi italiani usano quindi gli assistenti generalisti, e il Politecnico di Milano rileva che succede nella quasi totalità dei casi. È una ragione in più per ripulire il testo prima di incollarlo. Nonimo funziona con qualunque assistente, perché lavora sul tuo computer.

Quali dati il Fascicolo sanitario elettronico mostra solo al paziente?

Quelli dell'articolo 6 del decreto del 7 settembre 2023: persone sieropositive, interruzioni volontarie di gravidanza, vittime di violenza sessuale o pedofilia, uso di sostanze e di alcol, parto in anonimato e servizi dei consultori familiari. Altri soggetti li vedono solo con il consenso esplicito del paziente. Se il fascicolo li copre, a maggior ragione restano fuori da un chatbot. Nonimo non riconosce il contenuto clinico, che quindi resta una tua valutazione.

Nonimo rende anonimi i referti?

No, e non lo promette. Sostituisce con etichette come [PERSONA_1] i dati che identificano il paziente, cioè nome, codice fiscale, tessera, recapiti e numero di cartella, e quando copi la risposta dell'assistente riporta ogni dato originale dove stava. L'abbinamento fra etichetta e valore resta cifrato sul computer. Siccome quell'abbinamento esiste, si tratta di pseudonimizzazione: per lo studio il testo continua a essere un dato personale.