Gemini e la privacy: che cosa fa Google con i tuoi dati
· Aggiornato il · Scritto e aggiornato da Joaquín Trapero, Nonimo
In breve, la privacy di Gemini non segue un solo regime ma due, e quale dei due ti riguarda dipende dall’account con cui entri. Con un account Google personale, le conversazioni finiscono nell’attività, restano diciotto mesi e una parte viene rivista da persone. Con un account Google Workspace idoneo, Google dichiara che i contenuti non escono dal dominio e la conservazione la decide l’amministratore.
E c’è una riga, dentro la documentazione dell’account personale, che non somiglia a niente di quello che scrivono gli altri fornitori: le chat già riviste da persone non vengono cancellate quando cancelli l’attività, e restano fino a tre anni.
Questa pagina ripercorre la documentazione di Google, con la data di aggiornamento di ciascun documento. Se ti serve la stessa lettura sugli altri, ci sono le pagine su ChatGPT, su Claude e su Microsoft Copilot.
La privacy di Gemini dipende dall’account con cui entri
Google chiama «app Gemini» un insieme preciso di prodotti, e l’elenco è scritto nero su bianco: l’app web su gemini.google.com e le barre laterali del browser, le app per Android, iOS e macOS, Gemini dentro Google Messaggi in alcuni paesi, in Android Auto, in Maps e la funzione Gemini in Chrome. Tutti questi, con un account personale, seguono l’informativa sulle app Gemini.
Se invece l’account è di lavoro o di scuola, Google avvisa nella stessa pagina che il trattamento può essere regolato da termini diversi, e rimanda al centro per la privacy dell’intelligenza artificiale generativa in Workspace. È lo stesso schema a due mondi che si trova su Claude, ed è la prima cosa da chiarire in una policy interna: quale dei due usa lo studio, e quale è vietato.
I due mondi di Gemini, e la pagina giusta da leggere
Account personale ..... gemini.google.com · app · Chrome · Maps
informativa: app Gemini
conservazione: 18 mesi, modificabile
Account di lavoro ..... Google Workspace, edizioni idonee
informativa: centro privacy IA generativa
conservazione: da 90 giorni a indeterminata
Che cosa raccoglie Gemini, e che cosa raccoglie il resto di Google
L’informativa sulle app Gemini, aggiornata al 29 giugno 2026, è un supplemento: si legge insieme alle norme sulla privacy di Google, non al posto loro. È una struttura diversa da quella di ChatGPT, dove l’informativa europea sta in piedi da sola, e obbliga a leggere due documenti per avere una risposta. Questo significa che le categorie generali dell’account restano tutte, e che sopra si aggiunge quello che è specifico dell’assistente.
Quello che è specifico è più ampio di una chat. Con l’attività accesa, l’account salva le conversazioni e quello che condividi con Gemini, quindi file, video, schermate e foto, e con loro l’audio, le sessioni di Gemini Live, il feedback, le informazioni dai siti che visiti con Gemini, l’uso del prodotto e i dati di posizione, compresi l’indirizzo IP e gli indirizzi di casa e di lavoro salvati nell’account.
| che cosa | esempi che l’informativa elenca |
|---|---|
| Quello che dai tu | prompt, file, video, schermate, foto, registrazioni di Gemini Live |
| Quello che Google raccoglie | uso del prodotto, feedback, siti visitati con Gemini |
| Posizione | area generale dall’indirizzo IP, casa e lavoro salvati nell’account |
| Audio e video | con impostazioni proprie, non usati per migliorare i servizi per impostazione predefinita |
Fonte: Google, Centro per la privacy delle app Gemini, informativa del 29 giugno 2026.
C’è poi una regola di confine da tenere a mente. Quando usi Gemini insieme ad altri servizi Google, quei servizi possono salvare e usare l’attività secondo le proprie policy, e cancellare l’attività di Gemini non cancella quello che è finito altrove. Il perimetro dell’assistente è più stretto del perimetro dell’account.
Le app collegate sono il buco che Google segnala per primo
Nella sezione delle cose da sapere, l’informativa mette un avvertimento che non somiglia al resto del documento. Google scrive di non monitorare né proteggere i dati delle app collegate di terze parti, e che collegarle può esporre dati, password, dispositivi e account ad accessi non autorizzati.
È una frase scritta dal fornitore contro il proprio prodotto, e per questo va presa sul serio. In uno studio è il punto in cui il perimetro si allarga senza che nessuno se ne accorga: si collega l’archivio dei documenti, e da quel momento le pratiche dei clienti attraversano un secondo fornitore che nessuno ha valutato.
Diciotto mesi: quanto restano le tue conversazioni
Il termine predefinito è la cancellazione automatica dopo diciotto mesi. Si può portare a tre mesi, allungare a trentasei, oppure togliere del tutto scegliendo di non cancellare niente. È l’unico dei quattro assistenti in cui il termine predefinito non è né breve né infinito ma sta nel mezzo, ed è modificabile in entrambe le direzioni.
Messo accanto agli altri, il termine racconta bene quanto poco sia standardizzato questo mercato: trenta giorni su Claude senza addestramento, diciotto mesi qui per impostazione predefinita, diciotto mesi anche sulla versione consumer di Copilot. Sono tre scelte aziendali diverse, non tre letture della stessa norma.
Oltre ai termini automatici puoi cancellare a mano quando vuoi, singole conversazioni o tutto. E resta comunque, dice la pagina, una parte di dati che Google conserva finché non elimini l’account, per esempio la frequenza con cui usi il servizio.
Con «Conserva attività» spenta restano comunque settantadue ore
Questa è la riga che spiazza chi crede di avere spento tutto. Con l’impostazione «Conserva attività», in inglese Keep Activity, disattivata, le chat future non compaiono nell’attività e non vengono usate per addestrare i modelli. Ma restano salvate nell’account per settantadue ore.
Google spiega perché: servono a risponderti, usando come contesto le ultime ventiquattro ore di conversazione, e a proteggere il servizio e le persone, per esempio in caso di guasto di sistema.
Le chat temporanee funzionano allo stesso modo. Anche loro lasciano il tuo computer, e semplicemente restano sui server per poco tempo: è una differenza che conviene dire chiaramente quando qualcuno in studio le usa credendo di lavorare offline.
Le chat riviste da persone non si cancellano, e restano tre anni
Qui c’è il fatto più importante di tutta la pagina, ed è scritto in tre punti diversi della documentazione di Google, segno che l’azienda ci tiene a dirlo. Una parte delle chat viene rivista da revisori umani, compresi fornitori di servizi formati da Google.
I revisori valutano se la risposta era di bassa qualità, inesatta o dannosa, e propongono risposte migliori. Le chat vengono anche riviste per motivi di sicurezza e per le violazioni dei termini. Prima di arrivare ai fornitori, le conversazioni vengono scollegate dall’account.
Per uno studio professionale questa è la riga che va spiegata a chi lavora con te, prima ancora delle impostazioni, e che merita una frase nella policy interna: esiste un caso in cui il gesto di cancellare non cancella.
Ed è proprio lo scollegamento a produrre la conseguenza. Se cancelli l’attività, le chat già riviste non si cancellano, perché non sono più collegate al tuo account Google. Restano fino a tre anni, insieme ai dati correlati come la lingua, il tipo di dispositivo, la posizione e il feedback.
Google dice anche come si evita: spegnendo «Conserva attività» le chat future non vanno più ai revisori, e le chat temporanee non vengono usate per migliorare l’intelligenza artificiale con l’aiuto di persone. Ma aggiunge una frase che chiude il cerchio: anche con l’impostazione spenta o in chat temporanea, Google usa comunque le chat per risponderti e per proteggere sé stessa, gli utenti e il pubblico, anche con l’aiuto di revisori umani.
Addestrare non è la stessa cosa che passare dai loro server
Nella privacy di Gemini questa distinzione si vede a occhio nudo, più che su qualunque altro assistente. La domanda «Google si addestra sulle mie chat» ha una risposta chiara e controllabile: con l’attività spenta e senza feedback, no. La domanda «le mie chat restano fuori da tutto» ha una risposta diversa, ed è no.
Sono due assi separati, e il caso dei tre anni lo dimostra meglio di qualunque ragionamento: una chat può essere fuori dall’addestramento, fuori dalla tua attività, fuori dalla tua possibilità di cancellarla, e dentro un archivio per tre anni. L’unico modo di far tornare i conti è smettere di ridurre tutto a una sola domanda.
| situazione | addestramento | revisione umana | quanto resta |
|---|---|---|---|
| «Conserva attività» accesa | sì | sì, su una parte delle chat | 18 mesi predefiniti; le chat riviste fino a 3 anni |
| «Conserva attività» spenta | no | solo per sicurezza e protezione | 72 ore |
| Chat temporanea | no | solo per sicurezza e protezione | 72 ore |
| Feedback inviato | sì, per migliorare i prodotti | sì, da team formati apposta | fino a 3 anni, con 24 ore di chat |
Fonte: Google, Centro per la privacy delle app Gemini, domande aggiornate al 10 agosto 2026.
Il feedback apre un varco, e lo lascia aperto tre anni
Anche qui, come sugli altri tre assistenti, il gesto che riapre l’impostazione che avevi disattivato è il feedback, cioè il pollice. Se con «Conserva attività» spenta scegli di mandare un feedback, Google raccoglie il feedback, il contesto per capirlo, cioè le ultime ventiquattro ore di chat, e qualunque contenuto incluso in quelle chat, compresi i caricamenti e i dati dalle app collegate.
Quel materiale viene esaminato da team formati apposta, usato per fornire e migliorare i prodotti e le tecnologie di apprendimento automatico, e conservato fino a tre anni, scollegato dall’account.
È una scelta legittima e documentata. È anche il motivo per cui in uno studio conviene dire a chi lavora con te che quel pollice non è un gesto neutro, e che è meglio non premerlo su una conversazione che contiene la pratica di un cliente.
La soglia che il diritto europeo mette sull’anonimizzazione
Non è un dettaglio filosofico, perché in queste pagine la parola «scollegato» regge gran parte del discorso. Il Comitato europeo per la protezione dei dati, nel suo parere 28/2024 adottato il 18 dicembre 2024, fissa una soglia esigente per dire che un modello addestrato su dati personali è anonimo: deve risultare molto improbabile, very unlikely nel testo del parere, sia identificare le persone sia estrarne i dati interrogandolo.
La stessa esigenza vale, a maggior ragione, per un testo scollegato da un identificativo ma conservato integro. Una nota di pratica senza il nome dell’account che l’ha scritta resta una nota di pratica con dentro il codice fiscale del cliente, e questo è un problema tuo prima che di Google. Il quadro italiano sta nella guida sul segreto professionale.
Google usa le tue chat con Gemini per la pubblicità?
La risposta oggi è no, e la formulazione merita di essere letta così com’è. Il centro per la privacy dice che le chat con le app Gemini non vengono usate per mostrarti annunci, e aggiunge: «If this changes, we will clearly communicate it to you».
È una risposta al presente con una promessa al futuro, ed è diversa da quella di ChatGPT, dove un test pubblicitario è già partito negli Stati Uniti sui piani gratuiti, e da quella di Microsoft, dove la pubblicità personalizzata nella versione consumer di Copilot esiste e si disattiva.
Sulla vendita, invece, la frase è netta e sta nella sezione sulla revisione umana: «we do not sell your personal information to anyone». Va notato che la promessa riguarda la vendita, non la comunicazione ai fornitori di servizi, che è cosa diversa e continua a esistere.
Dove si assottiglia la separazione fra Gemini e il resto di Google
C’è un punto in cui questa separazione si assottiglia, e l’informativa lo dice da sola. A seconda delle impostazioni e della regione, Google usa l’attività anche per personalizzare l’esperienza, e le app Gemini si appoggiano ad altri servizi dell’azienda per funzionare. Chi vuole tenere separate le due cose deve andare a guardare due pannelli, non uno.
Per uno studio la conseguenza pratica è semplice e riguarda l’ordine dei gesti: se l’assistente è collegato alla posta e all’archivio dell’ufficio, la domanda sulla pubblicità smette di essere la più urgente. La domanda urgente diventa chi, dentro quell’account, vede che cosa.
Dove sono i dati, e che cosa significa «regione di dati»
Per lo Spazio economico europeo e la Svizzera, le app Gemini sono fornite da Google Ireland Limited, e questo mette il fornitore dentro l’Unione dal punto di vista societario. Non significa che ogni trattamento avvenga qui, e non è la stessa cosa della localizzazione.
La localizzazione esiste, ma è un prodotto di Workspace e ha un nome preciso: le regioni di dati. La pagina di Google aggiornata al 18 settembre 2026 elenca i servizi coperti e ci sono anche l’app Gemini e Gemini dentro Workspace, per prompt e risposte, a riposo e in fase di trattamento.
| che cosa | copertura delle regioni di dati |
|---|---|
| Prompt e risposte dell’app Gemini | coperti, secondo l’edizione |
| Gemini dentro Workspace | coperto, secondo l’edizione |
| Log | non coperti |
| Contenuti nella cache | non coperti |
Fonte: Google, «Dati coperti dalle regioni di dati», 18 settembre 2026.
Le regioni dipendono dall’edizione, non dal prodotto
È il punto in cui quasi tutti sbagliano, perché la copertura si compra. Google distingue due livelli, e li lega alle edizioni: il livello più completo arriva con Frontline Plus, Enterprise Plus o il componente aggiuntivo dedicato, mentre un livello base accompagna Business Standard e Business Plus, Education Standard ed Enterprise Essentials.
Il livello di copertura non è quindi una caratteristica del prodotto Gemini: è una caratteristica del contratto Workspace che hai firmato. È il tipo di dettaglio che conviene verificare prima di rispondere a un cliente che chiede dove stanno i suoi dati, perché la risposta giusta dipende da una riga della tua fattura.
Uno studio italiano con un abbonamento Business Starter, o con account personali, non ha niente di tutto questo. E la pagina chiude con una precisazione che conviene conoscere prima di promettere qualcosa a un cliente: le regioni di dati non si applicano a tipi di dati non elencati nel documento, come i log e i contenuti nella cache. La nostra pagina per le organizzazioni fa lo stesso esercizio con il nostro prodotto: dice che cosa copre ogni pezzo.
Account personale o account di lavoro: due regimi diversi
Con un account Workspace idoneo, le tre promesse che Google mette in cima al suo centro privacy sono queste: le interazioni restano dentro l’organizzazione, le protezioni Workspace esistenti si applicano da sole, e i contenuti non vengono rivisti da persone né usati per addestrare modelli generativi fuori dal dominio senza autorizzazione.
Chi sta valutando che cosa comprare per lo studio trova nella pagina per le organizzazioni l’estensione, il pannello e il report di ogni mese che coprono lo studio intero.
Sull’addestramento la risposta è argomentata e non solo affermata: i prompt sono dati del cliente ai sensi dell’addendum sul trattamento dei dati del cloud, e l’impegno a non usarli per addestrare sta nella sezione «Training Restriction» dei termini specifici del servizio. È un impegno contrattuale, non un’impostazione.
Con Workspace decide l’amministratore, da novanta giorni a sempre
La conservazione cambia forma: non la decide più una casella tua, ma una policy dell’organizzazione. Per Gemini dentro Workspace i prompt e le risposte restano da novanta giorni a tempo indeterminato secondo quello che decide l’amministratore, e gli utenti possono cancellare le singole conversazioni salvo divieto.
Per l’app Gemini con account di lavoro l’amministratore sceglie fra tre, diciotto o trentasei mesi, con diciotto come predefinito, e può decidere se le conversazioni vengano salvate. Gemini Notebook si comporta in modo ancora diverso: i prompt e le risposte non vengono conservati dopo la sessione.
| account personale | account Workspace idoneo | |
|---|---|---|
| Addestramento | secondo «Conserva attività» | escluso per contratto fuori dal dominio |
| Revisione umana | sì, su un sottoinsieme | no, fuori dal dominio senza autorizzazione |
| Conservazione | 18 mesi predefiniti | la decide l’amministratore |
| Regioni di dati | non disponibili | secondo l’edizione |
Fonte: Google, Centro per la privacy delle app Gemini e Centro per la privacy dell’IA generativa in Workspace, agosto 2026.
Come si spegne l’attività e si cancella quello che c’è
Sono quattro gesti, e conviene rifarli ogni volta che entra qualcuno di nuovo nello studio, perché sono impostazioni dell’account e non della macchina.
- Apri l’attività delle app Gemini dall’account Google e guarda che cosa c’è già dentro, prima di decidere qualunque cosa.
- Scegli il termine di cancellazione automatica, fra tre, diciotto e trentasei mesi, oppure disattiva «Conserva attività» se preferisci non salvare niente.
- Usa le chat temporanee quando il contenuto non deve restare, ricordando le settantadue ore e la revisione per sicurezza.
- Cancella a mano quello che c’è già, sapendo che le chat riviste da persone non rientrano in questa cancellazione.
Attività app Gemini, come dovrebbe restare
Account Google ▸ Dati e privacy ▸ Attività app Gemini
Conserva attività ..................... spenta, se tratti dati di clienti
Cancellazione automatica .............. 3 mesi, se la lasci accesa
Chat temporanea ....................... quando il testo non deve restare
Feedback col pollice .................. sapendo che porta dentro 24 ore di chat
Il quinto gesto non sta nelle impostazioni di nessuno, ed è l’unico che dipende solo da te: decidere che cosa non esce mai dallo studio. La nostra pagina sulla licenza spiega come usare il nostro strumento a chi vuole togliere gli identificativi prima di incollare, invece di fidarsi di un’impostazione.
Che cosa dice la legge italiana, e chi è titolare
In Italia valgono il GDPR e il Codice privacy, e l’autorità è il Garante. Il Garante ha usato due volte il potere di limitazione verso un assistente conversazionale, su ChatGPT il 30 marzo 2023 e su DeepSeek il 30 gennaio 2025. Su Gemini, cercando alla data del 19 settembre 2026, non risulta nulla di paragonabile. Verso un ente locale il Garante è invece già intervenuto, e non per un assistente: la sanzione al Comune di Trento.
Come per gli altri, l’assenza di un provvedimento non è un via libera e sarebbe scorretto raccontarla così. Dice solo che l’Autorità non è intervenuta su quel fornitore. Sul sito del Garante, alla stessa data, non esiste ancora una guida generale sull’uso dell’IA generativa nel lavoro rivolta a imprese o professionisti: ci sono il decalogo per i servizi sanitari, l’indicazione sul web scraping e il comunicato del 30 luglio 2025 sui referti medici caricati nelle piattaforme di IA generativa.
L’unico testo italiano ospitato dall’Autorità che nomina Gemini è un intervento di Agostino Ghiglia, componente del Garante, pubblicato su AgendaDigitale il 29 settembre 2025, dove osserva che Gemini, integrato nell’ecosistema di Google, può accedere a dati di profilazione particolarmente estesi. È un contributo personale su una testata, non un provvedimento del Collegio.
Va anche detto che il Garante non è più soltanto autorità di protezione dei dati quando si parla di intelligenza artificiale, perché il quadro italiano di adeguamento al regolamento europeo ha distribuito le competenze fra più soggetti. Per la domanda di questa pagina, però, il riferimento resta il GDPR e resta l’Autorità, perché quello che stiamo guardando è un trattamento di dati personali e non la conformità di un prodotto.
Chi è titolare: la risposta va data su due livelli
La distinzione vale per tutti e quattro gli assistenti. Per il tuo account, nel SEE e in Svizzera, il fornitore è Google Ireland Limited. Per il documento del tuo cliente il titolare rimani tu, e Google diventa un destinatario a cui hai comunicato dati personali: una decisione che va valutata prima e documentata, e che la polizza cyber non copre.
Quello che niente di tutto questo risolve
Puoi spegnere l’attività, comprare Enterprise Plus, attivare le regioni di dati europee e scrivere la policy. Restano fuori due cose, e sono le due che succedono davvero negli studi: il documento intero esce lo stesso, e chi lo incolla non ha letto niente di questa pagina.
La prima si affronta sul contenuto, non sull’impostazione, ed è l’unica leva che resta interamente in mano tua. Un documento che arriva senza gli identificativi porta fuori meno, e continua a servire allo scopo per cui lo stavi incollando: riassumere, riformulare, controllare una scadenza o scrivere una bozza di risposta non richiedono il codice fiscale di nessuno.
Conviene dirlo perché la reazione istintiva è opposta. La sensazione è che togliere i dati renda la risposta peggiore, e in quasi tutti i compiti di ufficio non è vero: il modello lavora sulla struttura del testo, e la struttura resta identica quando al posto del nome c’è un’etichetta stabile.
Prima Dopo
Cliente: Chiara Beltrami Rossi Cliente: [PERSONA_1]
Codice fiscale: BLTCHR78E41F205X Codice fiscale: [RIFERIMENTO_1]
Indirizzo: via Anelli 14, Verona Indirizzo: [INDIRIZZO_1]
Azienda: Ferrarin Serramenti Srl Azienda: [AZIENDA_1]
Importo: 18.430,00 euro Importo: 18.430,00 euro
Quelle a destra sono le etichette che il motore di Nonimo emette in italiano, e la corrispondenza per tornare indietro resta cifrata sul tuo computer. Per questo si chiama pseudonimizzazione e non anonimizzazione ai sensi dell’articolo 4.5 del GDPR: il dato resta un dato personale e il regolamento continua ad applicarsi. Raccontarla al contrario sarebbe comodo e falso.
La persona che incolla, e che non ha letto niente di tutto questo
La seconda cosa che resta fuori è la persona. Le app di Nonimo per Mac e Windows segnalano a schermo gli identificativi italiani (codice fiscale, partita IVA, tessera sanitaria e targa) prima che il testo parta; l’IBAN, che la cifra di controllo conferma, lo sostituiscono in silenzio. I loro limiti sono scritti nella pagina sulla sicurezza.
Detto questo, a molti studi non serve comprare niente. Con un account personale, l’attività spenta e le chat temporanee, chi lavora da solo su poche pratiche è già in una posizione difendibile.
Uno strumento serve quando a incollare non è chi ha firmato il mandato, e quando le pratiche sono troppe per controllarle a occhio. Per lo studio intero è tutto nella pagina per le organizzazioni. Le guide sull’IA in studio aiutano a capire in quale dei due casi ti trovi.
Fonti
Tutte verificate il 19 settembre 2026.
- Google, Centro per la privacy delle app Gemini (support.google.com, informativa del 29 giugno 2026 e domande aggiornate al 10 agosto 2026): l’elenco dei prodotti che formano le app Gemini, le categorie raccolte con l’attività accesa, i diciotto mesi predefiniti e le opzioni a tre e trentasei, le settantadue ore con l’attività spenta, la revisione umana e i tre anni delle chat riviste che la cancellazione non tocca, la frase sugli annunci, quella sulla non vendita e Google Ireland Limited come fornitore per il SEE e la Svizzera.
- Google, Centro per la privacy dell’intelligenza artificiale generativa in Google Workspace (knowledge.workspace.google.com, 14 agosto 2026): le tre promesse per gli account di lavoro, la «Training Restriction» dei termini specifici del servizio, la conservazione da novanta giorni a tempo indeterminato decisa dall’amministratore, i tre, diciotto o trentasei mesi dell’app Gemini, il comportamento di Gemini Notebook e i diciotto mesi del feedback.
- Google, «Dati coperti dalle regioni di dati» (knowledge.workspace.google.com, 18 settembre 2026): la copertura di prompt e risposte di Gemini, le edizioni che danno accesso ai due livelli e l’esclusione dei tipi di dati non elencati, come log e contenuti nella cache.
- Comitato europeo per la protezione dei dati, parere 28/2024 (edpb.europa.eu, adottato il 18 dicembre 2024): la soglia del very unlikely per considerare anonimo un modello addestrato su dati personali.
- Garante, blocco di ChatGPT del 30 marzo 2023 (comunicato) e limitazione verso DeepSeek del 30 gennaio 2025 (comunicato): le due volte in cui l’Autorità ha usato il potere di limitazione verso un assistente conversazionale.
- Garante, pagina tematica sull’intelligenza artificiale (garanteprivacy.it): consultata il 19 settembre 2026, non contiene una guida generale sull’uso dell’IA generativa nel lavoro rivolta a imprese o professionisti.
- Agostino Ghiglia, componente del Garante, «Il chatbot ci può denunciare alle autorità» (garanteprivacy.it, AgendaDigitale, 29 settembre 2025): l’osservazione sull’ampiezza dei dati di profilazione accessibili a Gemini dentro l’ecosistema Google. È un contributo personale su una testata, non un provvedimento del Collegio.
Questa pagina ha finalità informative e non è un parere legale. Per il caso concreto rivolgiti al tuo Ordine o a un professionista abilitato.
Nonimo è il software che lo fa sul tuo computer: maschera i nomi dei clienti e i codici prima che il testo arrivi a ChatGPT . Senza account, e i dati dei tuoi clienti non escono dalla tua macchina.
Domande frequenti
Gemini conserva le mie conversazioni?
Sì, ed è il primo punto da sapere sulla privacy di Gemini. Con l'impostazione «Conserva attività» accesa, le chat finiscono nell'attività dell'account e vengono cancellate automaticamente dopo diciotto mesi, termine modificabile a tre o trentasei mesi oppure disattivabile. Con l'impostazione spenta restano comunque settantadue ore.
Chi legge le mie chat con Gemini?
Una parte viene rivista da revisori umani, compresi fornitori di servizi formati da Google. Il centro per la privacy delle app Gemini precisa che le chat vengono scollegate dall'account prima di essere inviate ai revisori e che le chat riviste restano fino a tre anni.
Se cancello l'attività, sparisce tutto?
No. Google scrive che le chat già riviste dai fornitori di servizi non vengono cancellate quando cancelli l'attività, perché non sono collegate al tuo account. Restano fino a tre anni, ed è l'eccezione meno conosciuta di tutto il sistema.
Google usa le mie chat con Gemini per la pubblicità?
Alla data del 19 settembre 2026 il centro per la privacy risponde di no, e aggiunge che se cambierà lo comunicherà chiaramente. È una formulazione al presente, quindi conviene riguardarla ogni tanto.
Come si disattiva l'addestramento su Gemini?
Si spegne l'impostazione «Conserva attività». Con quella spenta e senza inviare feedback, Google dichiara di non usare le chat future per migliorare i suoi modelli di intelligenza artificiale. Le chat temporanee non vengono usate per addestrare in nessun caso.
I dati di Gemini restano in Europa?
Dipende dall'edizione di Google Workspace. Le regioni di dati coprono anche i prompt e le risposte di Gemini per le edizioni idonee, ma la pagina di Google precisa che non si applicano a tipi di dati non elencati, come i log e i contenuti nella cache.
Chi è il titolare del trattamento quando uso Gemini?
Nello Spazio economico europeo e in Svizzera le app Gemini sono fornite da Google Ireland Limited. Se però incolli il documento di un tuo cliente, il titolare di quel trattamento rimani tu, e Google diventa un destinatario a cui hai comunicato dati personali.
Con un account di lavoro cambia qualcosa?
Molto. Con un account Google Workspace idoneo, Google dichiara che i contenuti non vengono usati per addestrare modelli fuori dal dominio senza autorizzazione, e la conservazione la decide l'amministratore, da novanta giorni fino a tempo indeterminato.
Le chat temporanee di Gemini sono sicure?
Non vengono usate per addestrare i modelli e non compaiono nell'attività, ma restano comunque settantadue ore nell'account perché il servizio possa risponderti e proteggersi. Anche loro, quindi, escono dal tuo computer.
Il Garante ha aperto un procedimento su Gemini?
Alla data del 19 settembre 2026 non risulta un provvedimento del Garante su Gemini paragonabile a quelli su ChatGPT del 2023 e su DeepSeek del 2025. L'assenza di un procedimento non dice nulla sulla liceità del tuo uso, che resta responsabilità tua.